il libro

C’è una genealogia di donne nella nostra famiglia: abbiamo una madre, una nonna, una bisnonna materne e delle figlie. Di questa genealogia di donne, dato il nostro esilio nella famiglia del padre-marito, tendiamo a dimenticarne la singolarità e perfino a rinnegarla. Cerchiamo di situarci in questa genealogia femminile per conquistare e custodire la nostra identità. Non dimentichiamo nemmeno che abbiamo già una storia, che certe donne, anche se era culturalmente difficile, hanno segnato la storia, e che troppo spesso noi non ne abbiamo conoscenza.

Luce Irigaray

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Dieci nate negli anni ’70 e dintorni – Angela Ammirati, Monia Andreani, Lucia Cardone, Denise Celentano, Loredana De Vitis, Alessandra Pigliaru, Ivana Pintadu, Doriana Righini, Federica Timeto, Giovanna Vingelli – si assegnano l’un l’altra il compito di srotolare il filo di una propria genealogia di donne. Il risultato, come prevedibile, ha esiti imprevisti: in prima persona femminile, da punti di vista anche geograficamente differenti, si ritrovano a disegnare se stesse con tenacia e senza sconti in una fotografia nitida di ciò che le (e ci) circonda nel reale. contro versa è un viaggio in direzione ostinata e contraria, alla scoperta di possibili pratiche – le proprie –, sempre femminili, dell’esserci e incidere sulla realtà.

ISBN 9788897656074
200 pagine, cucitura a mano, a filo refe, cover con bandelle laterali
illustrazione di copertina: Caterina Luciano

sabbiarossa EDIZIONI – collana GENEALOGIE [G.1] –
I ed aprile 2013 – II ed giugno 2013 – € 15

per ordini on line: Diest distribuzioni

dalla prefazione di Gisella Modica

[…] Un’azione di riconoscenza “sostantivo di genere femminile”. È quanto fanno le giovani autrici di questo testo a più voci che inaugura la collana di sabbiarossa edizioni, Genealogie, diretta da Doriana Righini, raccontando con linguaggi e punti di vista diversi – filosofico, artistico, letterario, autobiografico-esperenziale, come in un gioco di specchi – le molteplici sfaccettature, i chiari e gli scuri della relazione madre (simbolica e reale) – figlia. Una sorta di cartografia genealogica e insieme dei sentimenti, suggeriscono due delle autrici, Lucia Cardone e Ivana Pintadu, per le quali l’incontro con donne venute prima di loro “sia donne in carne e ossa sia donne su carta, maestre di pensiero” è stata come una festa. C’è necessità, oggi più di ieri, di queso tipo di narrazione. Di rilanciare la posta in gioco risignificando la dimensione verticale della genealogia, il divenire-donna in fedeltà al proprio sesso. C’è necessità di rimettere in moto la circolarità del legame madre-figlia che fa nuovo ordine ma “ancora del tutto a-venire” secondo Ida Dominijanni ne L’impronta indecidibile. Che è circolarità tra ordine sociale e ordine simbolico, oggi più di ieri completamente perduto. […]

Il viaggio contro inizia dalla Calabria, con le prime tre narrazioni che si svelano come un Pensarsi donne tra privato e pubblico. Doriana Righini, con La figura rimane, apre in punta di penna e subito arriva alla pancia, ripercorrendo i passi e insieme le durissime scelte di Lea Garofalo, raccontati e mediati dagli occhi della sorella Marisa e, sullo sfondo, da quelli della figlia Denise. Segue Madre in Calabria, Calabria madre. Gestazioni del possibile di Denise Celentano, un percorso cosciente di riappropriazione e ricomposizione delle sue due identità, personale/politica, femminile/calabrese, attraverso il rientro in Calabria dopo l’emigrazione, la maternità e le relazioni politiche con altre donne. Chiude Giovanna Vingelli con La passione del capire. La trasmissione generazionale in Università, in cui si interroga su come tessere reti e connessioni tra diverse generazioni di donne,  ma anche, come Penelope, su come disfarsi, al momento opportuno, dei ruoli assegnati.

Il viaggio prosegue affrontando un altro nodo, la ricerca di Un nuovo corso di relazioni politiche. Altre quattro sfide, stavolta focalizzate sul versa, quel versare e riversare, come azioni che partono dalle esperienze personali per tradursi in buone pratiche che lasciano segni. Si riparte dalla Sardegna con Nell’isola e fuori. Cartografia genealogica di collettiva_femminista, in cui Lucia Cardone e Ivana Pintadu raccontano la creazione e la condivisione di collettiva_femminista, un luogo di pensiero politico di sole donne nella città di Sassari. Si ritorna nella penisola, in Puglia, con Loredana De Vitis e il suo Dall’essere me all’essere bellissima, narrazione di un attraversamento e di un approdo, dall’incontro con Pina Nuzzo e l’UDI Macarè Salento alla realizzazione di un progetto di liberazione del sé femminile, “Io sono bellissima” appunto, percorso per immagini, giunto anche in Vietnam. Prosegue Angela Ammirati, salernitana, che con Genealogie Materne. I nodi del conflitto analizza nuovi linguaggi e pratiche assunti da una parte del femminismo, ponendo l’accento sui suoi difficili rapporti con un’altra parte, più riluttante all’intreccio dell’agire femminista con nuovi temi politici che investono la vita delle donne. Chiude Monia Andreani, che da filosofa, dopo aver ripercorso le conquiste della filosofia delle donne e del pensiero femminista, Pensarsi figlie alla ricerca della madre, auspica un futuro in cui si possano articolare nuove ipotesi di confronto tra le diverse generazioni di donne.

L’ultima tappa del viaggio si concentra interamente su L’incontro tra scrittura, arte e femminismo. Due punti di vista attraversanti, vicini oltre che per l’affinità del tema, per una pratica comune, l’esperienza di sé nella ricerca. Con Natalia, Camilla e Daniela. Dal nome alla genealogia nelle personagge di Fausta Cialente Alessandra Pigliaru disegna uno scenario letterario e politico entro cui riconoscere la propria genealogia. In un rapporto quasi empatico con le personagge di Fausta Cialiente, le ritiene le portatrici di quei luoghi concettuali comuni al femminismo e alla politica delle donne, come il partire da sé, l’autorità materna e la libertà femminile. Ne Il sospetto dell’appartenenza. Il difficile incontro tra arte e femminismo in Italia Federica Timeto, dopo aver analizzato le cause e le conseguenze dell’assenza di un’arte femminista nel contesto italiano, indaga a fondo il pensiero di Carla Lonzi, come punto di avvio per rivalutare la possibilità di una critica femminista all’arte.

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